49. Satira ed alchimia, parte 2

L0032282 The powers of Europe as alchemists who dissolve the alliance

Chimici politici e storte tedesche, o Lo scioglimento della Confederazione del Reno
Autore: Thomas Rowlandson – Regno Unito, 1813

Le potenze d’Europa vengono raffigurate come alchimisti intenti a sciogliere la Confederazione del Reno, protettorato napoleonico in Germania. La Confederazione del Reno crollò dopo la sconfitta di Napoleone in Russia, adombrando già la successiva disfatta di Lipsia.A differenza di quest’altra rappresentazione, qui l’alchimia gioca un ruolo positivo, di purificazione e medicina contro un pericoloso veleno.

Napoleone è uno dei più chiari esempi di come la storia possa assumere i lineamenti del mito. Il conquistatore del mondo è un archetipo con precedenti illustri, quali Alessandro Magno e Giulio Cesare. La figura umana passa in secondo piano, adombrata dalla luce divina del condottiero vittorioso.
E’ evidente che in questo caso la natura simbolica non nega la concretezza storica di un evento.
Nel 1827 Jean-Baptiste Pérès pubblicò un curioso libricino, intitolato “Grand Erratum”. Era una scherzosa risposta all’approccio razionalistico nello studio delle scritture sacre, proposto da David F. Strauss nella sua “Vita di Gesù”.
Napoleone, sosteneva il Pérès, è una variante di un antico mito solare. Il nome di Napoleone, tolta la N iniziale, sarebbe derivato da quello dell’Apollo greco. La Corsica, che diede i natali al condottiero francese, corrisponderebbe all’isola di Delos, dove nacque Apollo. La madre di Napoleone si chiamava Letizia, quella di Apollo Leto. Come il sole tramonta ad Ovest, nel mare, così Napoleone terminò la sua vita nell’isola di Sant’Elena. Pertanto, concludeva con piglio satirico, Napoleone non è realmente esistito.

Il conquistatore ha l’aspetto solare di un eroe civilizzatore. Ma Napoleone porta con sé i valori della rivoluzione francese e dell’Illuminismo, che agli occhi delle nazioni d’Europa appaiono come un contagioso fuoco di sovversione. Si mostra allora l’ombra del simbolo del conquistatore, non più un dio che trionfa, ma un demone insaziabile. Attila, Gengis Khan, Tamerlano.

La coalizione antifrancese “cucina” l’imperatore su un forno tedesco. L’inglese John Bull carica il carbone, e l’olandese soffia al mantice. Lo spagnolo pesta il mortaio di Saragozza, assurta a simbolo della resistenza antinapoleonica dopo gli assedi della guerra d’indipendenza spagnola. La Svezia versa il solfato di ferro, allusione all’acciaio delle spade e alla polvere da sparo dei fucili. Il Papa aggiunge polvere fulminante ed una fiala di collera.

Napoleone cerca invano di appellarsi alle nazioni d’Europa: “Risparmiatemi, finchè il re di Roma sarà maturo per misfatti ancora da venire”. Intanto dall’imperatore francese viene distillata una serie di veleni : Intrigo e Perfidia, Ambizione e Follia, Guasconata e Bugie, Fuoco e Spada, Arroganza e Atrocità, Assassinio e saccheggio.

Dall’altare alla polvere. Diversi punti di vista possono ritrarre il condottiero come un eroe o come un criminale. “La storia è scritta dai vincitori”, recita una frase tanto vera quanto abusata. Forse a volte il vincitore è fatto dalla storia, il corso dagli eventi è influenzato dalla narrazione più convincente. Un racconto in grado di mobilitare le masse e risollevare l’orgoglio nazionale può essere più pericoloso di un esercito.

 

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