046. Le mezze verità

Post-truth - Oxford dictionaries word of the year 2016

La parola dell’anno 2016
Oxford Dictionaries 

Secondo un articolo pubblicato sul sito internet dell’Oxford Dictionaries la parola dell’anno 2016 è “post-truth“. L’aggettivo descrive una dinamica ormai familiare: la verità fattuale non ha un grande impatto sull’opinione pubblica, che risponde invece molto più prontamente a finzioni anche palesi, ma in grado di sfiorare le corde scoperte dell’emotività e delle appartenenze personali.

Nulla di nuovo: è uno degli argomenti che anche noi abbiamo ripetutamente sostenuto. Finalmente qualcuno svela i perversi meccanismi della propaganda politica?
C’è però qualcosa che non quadra. Perchè questa sarebbe la parola dell’anno 2016? L’utilizzo di invenzioni deliberate per manipolare l’opinione pubblica non è certo una novità. L’intero dopoguerra è stato polarizzato da due narrazioni opposte, in gran parte slegate dalla realtà. Non parliamo poi dei regimi totalitari del XX secolo, nè delle democrazie che non lesinarono mezzi sporchi per proteggere i loro valori. Ma anche la prima guerra mondiale offre un’interminabile serie di esempi, e già la politica del XIX è abbondantemente influenzata da invenzioni volte ad aizzare la popolazione verso capri espiatori…

L’Oxford English Dictionary attualizza invece la parola “post-truth” al 2016, come se l’era del “dopo-verità” sia appena iniziata. Appare evidente dunque che l’articolo descrive solo apparentemente una dinamica generale, mentre di fatto allude a bersagli ben precisi.

La notizia è stata ripresa anche in Italia da molte testate giornalistiche, che hanno esplicitato senza mezzi termini gli obiettivi dell’articolo originale. Mentre lì si parla in termini generali di elezioni americane, qui si indica chiaramente il nome di Donald Trump.

Così ad esempio il Corriere della Sera:
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Anche questo approfondimento sul sito di Panorama individua Trump come campione del post-truth:
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 Ancora, sul sito di Internazionale:
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La “parola dell’anno” appare quindi come il nucleo di una vera e propria operazione coordinata di propaganda politica ai danni di Donald Trump.

La nota ironica è che uno dei tormentoni con cui il 45° presidente degli U.S.A. ha vinto l’accesa battaglia elettorale è stata proprio la contrapposizione fra le manipolazioni mediatiche e la verità.

In molte occasioni Trump si è scagliato contro i “media disonesti”, accusandoli di ostacolare la sua azione politica diffondendo falsità ed omettendo verità:
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L’accusa non è solamente un attacco ai media, ma è anche un modo per attirarsi le simpatie di quella fetta di popolazione che si sente costantemente ingannata e presa in giro dall’establishment a cui il mondo dell’informazione risponde. D’altronde l’intervento fazioso di gran parte dell’industria mediatica nella campagna elettorale statunitense è stato più che evidente, e spesso esagerato al punto di essere controproducente. Anche la stampa italiana, ampiamente derivativa rispetto a quella americana, ha inanellato su questo argomento alcune notevoli cantonate:
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Anche una verità, se evidenziata in maniera parziale, può diventare un mezzo per falsare le idee della popolazione. Trump accusa i media di manipolare l’opinione pubblica tramite falsità, e questi ricambiano rigirandogli la stessa identica accusa. Tutti e due, in fin dei conti, hanno ragione: entrambi sostengono la loro metà di verità.
Paradossalmente, accusare il nemico di usare i biechi sotterfugi della propaganda è a sua volta un bieco sotterfugio di propaganda.

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